England is mine, it Owes me a Living

La mia passione per l’Inghilterra e per la musica inglese mi avrà rovinato la vita? A un certo punto della tua carriera di indie girl sei a disagio in un negozio di dischi. Tutto il resto è storia.

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Non ascolto gli Smiths da un po’, questa cosa non è praticamente mai successa, ascolto ancora i Joy Division, i primi Cure, gli Echo and The Bunnymen, ma anche cose oscurissime come i primi due dischi dei Cocteau Twins, “Perhaps” (e solo quello, chissà perchè) degli Associates ed ogni tanto anche i Danse Society.

Gli Smiths mi capitano ogni tanto sulle playlist online, di solito “How soon is now?” che non mi aveva fatto impazzire neanche quando è uscita, a dirla tutta.

Eppure, “England is mine, it owes me a living” è forse la frase che mi definisce meglio ed è un pezzo del testo di Still Ill, che è la mia canzone preferita degli Smiths, appunto.

Spesso quando mi presento o quando racconto la mia storia dico che il mondo musicale alternativo mi ha definita parecchio ed in un certo senso ancora mi definisce, ma credo di non spiegare bene cosa significa.

Significa spendere  quasi tutti i tuoi pochi soldi in dischi, concerti e trasferte per i concerti, significa trovare normale fare tantissimi chilometri solo per vedere una band oscura che in Italia suona solo a Forlì, significa aver conosciuto i Baustelle ancora prima del primo disco e andare a vedere il loro primo live “serio” a Brescia anche se è un giorno feriale ed il giorno dopo alle 9 devi essere al lavoro, significa andare per Festival assurdi nelle campagne più sperdute solo perchè ci sono gli In the Nursery, significa rischiare (più o meno) la vita per andare a vedere Jay Jay Johanson e non pentirsene affatto.

Significa che hai solo amici maschi e non ti poni il minimo problema, significa che tutti i tuoi fidanzati sono musicisti o fanatici o appassionati almeno come te e il cuore della vostra relazione è seguire le band e parlare di musica e fare fanzine insieme.

(Significa che tutte le tue relazioni principali sono state con persone egoiche e vagamente depresse).

Significa che per anni, per tantissimi anni, hai letto tutte le riviste ed hai saputo tutte le novità e ogni volta che sei uscita hai parlato con qualcuno di musica ed hai preso nuove informazioni su nuove band, nuovi generi, nuove cose da ascoltare.

Significa che per anni hai speso tra i 100 ed i 500 euro alla settimana (in base ai periodi) alla Supporti Fonografici di Carlo Villa o alla FNAC o in assurdi shop online della prima ora, significa che Myspace non lo usavi per beccare – come tutte le tue amiche – ma solo per vedere gli aggiornamenti delle tue band del cuore, significa che la cosa più importante che hai fatto a Parigi – secondo te – è stata trovare una maglietta vintage originale di Love Will Tear Us Apart dei Joy Division.

Significa che fino al 2010/11 rimani comunque estremamente aderente ed aggiornata anche se le ultime nottate di concerti e danze finiscono nel 2007, più o meno, perché poi non ce la fai davvero più e dopo il 2011 il tuo interesse si sposta tutto sul tuo nuovo business e a volte esci e pensi “Beati loro”, beati loro che parlano di musica e ballano e bevono spensierati e non hanno tremila guai a cui pensare.

E poi arriva il momento definitivo: solito pellegrinaggio a Londra, solita Rough Trade (negozio di dischi amatissimo e antico), solito giro per dischi e… ti senti a disagio, ma tanto a disagio eh?

Il commesso 20enne mette un live dei Kinks come se fosse una gemma meravigliosa e tu ti irriti, tantissimo. Probabilmente ti irriti per la sua gioventù e perché per lui i Kinks sono una cosa ancora nuova ed invece per te non c’è niente di nuovo e probabilmente non ci sarà mai più.

Quel giorno non compri neanche un disco e DA quel giorno non compri più un disco, ma ti appassioni alle biografie delle vecchie glorie per cui si, compri tanti libri.

Da quel giorno passano ancora due o tre anni e alla fine questa passione per la musica si rivela un fardello di cui liberarsi più che una opportunità.

Inizi a disfare la tua collezione di dischi, ne rimangono pochissimi, regali anche i vinili della Sarah (e per fortuna), l’anno in cui hai digiunato per tutta una gita a Praga così con i soldi avanzati hai comprato i primi tre dischi degli Smiths è lontanissimo e per la prima volta hai la certezza che probabilmente tua madre aveva ragione “Se non ti mettevi in testa quelle cose dark fin da piccola la tua vita sarebbe andata sicuramente meglio”.

E invece ti sei invaghita della persona più sbagliata del mondo per colpa dei New Order, sei quasi morta per un fan di Siouxsie, sei stata molto amata per i Diaframma, hai parlato tutta la notte dei Massimo Volume la prima volta che hai visto la persona con cui stai da 19 anni.

Quindi alla fine non ti farai mai un tatuaggio perché – senza offesa per amici e conoscenti tatuati – a te (proprio a te personalmente) i tatuaggi in tarda età sembrano l’ultimo baluardo del tirarsi fuori dalla sfiga, ma se dovessi tatuarti qualcosa sarebbe sempre la stessa frase:

“England is mine, it owes me a living” (che poi è anche il titolo del biopic di quello sfigatone di Morrissey).