Francesca e la forza del sogno

La fatica e il coraggio di lasciare una carriera solida ed avviata per fondare la mia società

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Ho pensato a lungo prima di scrivere questo post, è molto personale e non so fino a che punto opportuno.

Poi ho pensato che ve lo dovevo. Lo dovevo a chi ci sta provando ed ha paura, a chi lo ha già fatto e si sente bene ma soprattutto a chi supervisiona progetti ma vorrebbe aprire un negozio di pasta fresca, a chi fa l’IT manager ma vorrebbe aprire un ristorante, a chi fa l’impiegato ma vorrebbe fare il fotografo, a chi fa il manager ma vorrebbe girare il mondo in barca, a chi vive a Milano ma vorrebbe vivere a Torino…

Vi svelo un segreto: se è veramente il vostro destino tornerà a prendervi, si presenterà e si ripresenterà fino a che finalmente non lo prenderete seriamente in considerazione. Ho incontrato il coaching nel 2001 e mi sono diplomata nel 2003. Tra i miei primi esercizi ce n’era uno che ho tenuto e mi parlava chiaramente: volevo vivere di coaching e di formazione. Finito il corso ho applicato subito il coaching al mio team di persone (e anche alla relazione con i capi!). Ho capito che mi piaceva molto era efficace e soprattutto mi era congeniale qualcosa che non mi stancavo mai di fare e che mi dava energia.

Dopo due anni il dubbio che potesse essere questa la mia strada di vita era molto persistente. Ero pronta insomma.

Poi è arrivata la paura. L’oponione dei famigliari, lo status, lo stipendio, lo stile di vita, anche il piccolo senso di potere derivante dal ruolo. Non mi sono dimessa e ho continuato la mia carriera. Nell’azienda successiva lavoravo talmente tanto che sono solo riuscita a tenermi aggiornata con corsi e libri e a fare qualche coaching gratuito a chi ne aveva bisogno. Dopo ho iniziato a commettere degli errori più o meno importanti per il lavoro e per la vita privata. Mi ero allontanata dal mio nucleo primario, dal mio vero essere tanto da non riconoscermi più. Ho lasciato azienda ruolo stipendio per fare dei nuovi corsi per occuparmi di formazione e coaching e… non l’ho fatto! Per un anno abbondante (e molto bello devo dirlo) ho girato come una trottola fra un contratto a progetto e l’altro a fare lavori di Gestione Risorse Umane complicatissimi e sofisticati.

Fino a che sono approdata ad un’altra azienda alla quale «proprio non potevo dire di no» perché era un sogno che diventava realtà: la mia casa discografica del cuore. Anche qui è stato tutto molto intenso e bellissimo fino a che il caso o meglio il mio destino si è ripresentato. Un corso di formazione, una conoscenza casuale, un’amicizia bella e importante che mi porta a creare con Roberta un progetto di formazione al femminile nel quale credo moltissimo e che mi rende molto felice. A questo punto lasci il lavoro, direte voi. No! Per un anno lavoro circa 18 ore al giorno, dormo pochissimo, acuisco un problema di salute che poi diventerà gravissimo. Credevo sempre di più nelle mie capacità di formatrice e di coach, ma mi sembrava ancora impossibile che questa (ovvero la mia passione) potesse essere la mia unica fonte di guadagno.

Vado in un cortocircuito fisico emotivo e relazionale, il mio progetto finisce, lascio il lavoro e solo dopo una spinta esterna fortissima (la chiamata di Marco dalla quale è nata poi ADF) decido di vivere SOLO delle mie passioni.

Ma non e’ finita qui.

I primi mesi quando (aspettatevelo, è più che normale) arrivavano i dubbi il primo pensiero era tornare in azienda dove so con certezza che posso funzionare e delegare, ma vi assicuro che la qualità della mia vita, dei miei pensieri e della mia energia è migliorata incredibilmente e migliora ogni giorno di più da quando l’ho fatto: mi sono arresa al mio Destino!