Cosa fare quando critiche e recriminazioni indeboliscono il tuo rapporto di coppia

Tra te e il tuo partner è un continuo punzecchiarvi, lanciarvi a vicenda velate accuse e recriminazioni. All’inizio erano schermaglie amorose un po’ giocose. Col tempo si sono trasformate in veri e propri battibecchi, alterchi, litigi e attacchi sui comportamenti dell’altro. È come vivere sempre sul chi va là, in un clima di guerra sotterranea che potrebbe scoppiare con la minima inezia a fare da scintilla. Questa dinamica è diventata talmente connaturata alla relazione, che ormai ogni volta che uno dei due dice qualcosa, fa un commento anche neutro, l’altra persona lo vive come una critica e ha una reazione verbale aggressiva. Così, il tuo rapporto di coppia si è trasformato in un campo minato, in cui la rabbia è diventata una parte della routine quotidiana. E spesso, per quieto vivere, preferisci startene in silenzio.

Le conseguenze dell’eccesso di criticismo

Le critiche e le recriminazioni nella coppia sono una delle cause principali della rottura delle relazioni. Essere amate e accettate così come siamo è ciò che cerchiamo in una relazione. Ma criticare o essere criticate in continuazione dall’altro porta come conseguenza l’esatto opposto. In una situazione di ipercriticismo finiamo per sentirci svilite, svalutate, non amate, inadeguate, inette. Quando mettiamo in atto una modalità critica, non riflettiamo, bensì reagiamo. La riflessione richiede tempo e spazio, richiede che ci interroghiamo sul comportamento dell’altro anziché scattare in automatico e decidere, per partito preso, quali fossero le intenzioni del partner. In generale, quando siamo in modalità critica, è difficile che partiamo dal presupposto che l’altra persona avesse buone intenzioni. Più facilmente, invece, partiamo dall’assunto che l’altra persona volesse ferirci o mancarci di rispetto.

Un esercizio pratico per evitare un atteggiamento troppo critico

Quando la nostra relazione è in una fase critica, tendiamo a sottovalutare gli aspetti positivi del partner e a enfatizzare quelli negativi. Per invertire questa tendenza, prova per dieci giorni di seguito a fare questo esercizio:

  • Fai una lista di tutte le cose positive del tuo partner, tutto ciò che apprezzi o che dai per scontato, tutto ciò per cui dovresti essergli grata. Annota sulla tua lista gesti semplici, come il fatto che ti ha preparato il caffè o che ha portato fuori l’immondizia. Anziché porre l’accento sulle cose che ti infastidiscono, metti in luce i piccoli dettagli che rendono il tuo partner generoso e premuroso. Focalizzati su quello che funziona, presta attenzione a tutto ciò a cui ti sei abituata e che, invece, potresti valorizzare. L’apprezzamento è un punto cruciale delle relazioni che funzionano.
  • Dopo aver stilato la tua lista per dieci giorni, rilancia: manifesta apertamente il tuo apprezzamento ogni volta che il tuo partner fa qualcosa di bello o di positivo per la vostra coppia. Questo ti porterà a uscire, poco per volta, dal circolo vizioso della recriminazione e, allo stesso tempo, invoglierà il tuo compagno a compiere sempre più azioni gentili.

Concediti di essere vulnerabile

L’eccesso di criticismo è causato da un susseguirsi di delusioni, di bisogni inascoltati e desideri non accolti. Dietro alle critiche ripetute spesso c’è una vera e propria brama di attenzioni. Quando accusi il partner di non fare mai una certa cosa, in realtà stai cercando di dirgli che vorresti tanto che facesse quella cosa. Ecco perché sarebbe più produttivo che tu affermassi il tuo desiderio anziché recriminare sul fatto che l’altro non lo esaudisce. Nella maggior parte delle relazioni che si trovano in una fase di ipercriticismo, c’è stata una fase iniziale in cui le due parti esprimevano delle richieste. Quando, però, tali richieste sono rimaste inascoltate, si è passati alla manifestazione della rabbia. Esprimere apertamente una richiesta significa rendersi vulnerabili, perché fare una domanda diretta ci pone nella posizione che l’altra persona non risponda, non ci venga incontro, ignori la nostra richiesta. Per non renderci di nuovo vulnerabili, preferiamo passare all’attacco. Preferiamo arrabbiarci piuttosto che esporci alla possibilità di essere di nuovo ferite. La conseguenza è che, se la nostra reazione è la collera, riceviamo in cambio altra collera, in un’escalation che diventa, col tempo, sempre più negativa. Questa deriva del rapporto può essere evitata se tu accetti la possibilità di renderti vulnerabile ancora una volta, di avanzare ancora una volta la tua richiesta, di comunicare al partner che la sua risposta indifferente ti fa male, di dirgli come il suo comportamento ti fa sentire.

Passa a una comunicazione assertiva

Quando passi in rassegna la lunga lista che di certo hai delle cose che il tuo partner non fa mai o di quelle che fa sempre (e che sono puntualmente negative), è come se stessi dicendo a te stessa che nel rapporto di coppia c’è spazio solo per una persona e che quella persona non sei tu. Ti invito, però, a riflettere sulla tua comunicazione: in che modo esprimi i tuoi bisogni e i tuoi desideri? Magari usi frasi come “non mi compri mai un regalo”, “non andiamo mai al cinema”, “non mi chiedi mai come sto”, “ ti butti sempre sul divano a guardare la tv”. Innanzi tutto, prova a togliere dalla tua comunicazione gli avverbi “sempre” e “mai”, che sono troppo categorici. Poi prova a riformulare la frase in modo positivo, trasformandola da accusa ad affermazione di una volontà. Ad esempio, anziché dire: “non andiamo mai al cinema”, se davvero ti interessa andare a vedere un film, fai una richiesta semplice: “andiamo al cinema?”, oppure “mi piacerebbe molto andare al cinema a vedere quel film”. Non partire dalla convinzione che, siccome il tuo partner non ti chiede di andare al cinema, allora vuol dire che ti sta trascurando di proposito o che non ci tiene a te. Cerca di notare la differenza: “non andiamo mai al cinema” è molto diverso da “mi manca il periodo in cui andavamo abitualmente al cinema. Sarebbe davvero carino andarci di nuovo”. Allo stesso modo, “sono sempre io quella che lava i piatti, tu non li lavi mai” oppure “Quand’è stata l’ultima volta che hai messo un piatto nella lavastoviglie?” è diverso dal dire: “sai, ho avuto una lunga giornata, sono esausta. Ti dispiacerebbe lavare tu i piatti stasera?”. Recriminazione da un lato e affermazione positiva, dall’altro: c’è una bella differenza. Secondo te, tra le due, qual è la forma che, con maggiore probabilità, ti farà avere ciò che desideri?

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