Impara a uscire dalla sala d’attesa della tua vita

Sognare, dopo tutto, è una forma di pianificazione.

Gloria Steinem

Molte di noi passano la vita ad aspettare il momento giusto. Non è mai il momento giusto per fare la vacanza che sogniamo, o per concederci qualunque altro piacere. Non è mai il momento giusto per metterci al primo posto. Il secondo motivo più diffuso per giustificare le nostre rinunce è la mancanza di tempo. Il primo in assoluto, invece, è la mancanza di denaro. Questa motivazione finisce per diventare un’argomentazione inconfutabile quando ci troviamo ad affrontare un periodo in cui le nostre finanze effettivamente scarseggiano. Magari abbiamo perso il lavoro, o abbiamo fatto un investimento che si è rivelato poco avveduto, o abbiamo affrontato una spesa imprevista.

Ogni volta che ci troviamo di fronte a una reale mancanza di denaro la reazione istintiva è aspettare e restare a guardare. Ci sistemiamo in una sorta di sala d’attesa in cui stiamo ad aspettare che la situazione vada a posto in qualche modo, che le acque si calmino, che arrivi il momento giusto. La convinzione di base è che non abbiamo alcun potere sugli eventi. Di solito, il senso dell’attesa termina solo quando comprendiamo e accettiamo che le cose non cambieranno o quando un fattore esterno sblocca la situazione. In entrambi i casi, mostriamo un atteggiamento passivo. Nel frattempo, mentre eravamo in attesa, ci siamo arrese e il nostro mood ricorrente è un senso di sconfitta diffuso.

Come potremmo invece usare in modo più proficuo il tempo dell’attesa? Trasformandolo nel tempo della pianificazione. In tal modo, anche il nostro atteggiamento rispetto agli accadimenti si trasforma da passivo in propositivo. E questo succede solo se prendiamo coscienza del fatto che qualunque cosa ci sia successa non è una punizione divina, non è la manifestazione del nostro cattivo karma, non è sfortuna. È la ruota della vita che continua a girare. E se è vero che sugli eventi esterni non abbiamo margine di manovra, è altrettanto vero che abbiamo un potere molto grande: decidere come vogliamo agire rispetto a ciò che ci capita. Quindi, nell’affrontare un’avversità, il nostro atteggiamento – passivo o propositivo – può fare, e tanto, la differenza.

L’attesa è il tempo che intercorre tra l’ideazione di un sogno e la sua realizzazione. E la pianificazione è lo strumento che permette al sogno di concretizzarsi nella realtà. Se siamo bloccate nella dimensione della mancanza, non riusciremo più a credere che l’abbondanza possa ritornare nelle nostre vite. Se siamo nella nostra sala d’attesa mentale, aspettando, e soprattutto sperando, che miracolosamente la fortuna possa baciarci, tanto vale impegnare quel tempo in un’attività redditizia. Qualunque attesa si carica di vibrazioni positive se rappresenta il tempo che ci separa dal concretizzarsi di un progetto o di un sogno. Se perdiamo la capacità di immaginare, perdiamo al contempo la capacità di scorgere nella nostra situazione un bacino di svariate possibilità.

C’è stato un momento della tua vita in cui l’attesa è stata carica di significato? Certamente sì! Se hai avuto dei figli, sai per esperienza che la gravidanza è il tempo dell’attesa più dolce che una donna possa sperimentare. Ma lo stesso possiamo dire di qualunque altro progetto ti sia stato a cuore e di cui ti sei sentita, in un certo senso, madre. Forse hai ristrutturato la casa dei tuoi sogni o hai progettato il tuo giardino. Oppure era il tuo matrimonio, un viaggio con le amiche, il trasferimento in una nuova città. In ciascuno di questi casi l’attesa è stato un modo per prepararti a godere del risultato finale. Sei disposta ad accettare l’attesa, anche con una certa adrenalina, perché sei pressoché sicura dell’esito: andrà bene, l’esperienza sarà positiva, il tuo sogno finalmente si avvererà e ne sarai felicissima.

Il problema, allora, non è l’attesa in sé. È l’incertezza. Se non sai figurarti cosa accadrà nella tua vita da un punto di vista finanziario, o sentimentale, o lavorativo, ecco che allora l’attesa si trasforma in un limbo senza fine, da cui non sai come uscire. Il mio suggerimento è di cambiare prospettiva e di mutare il tuo atteggiamento da passivo a propositivo. Come? Attraverso la pianificazione. Prendi carta e penna, o un file Excel, scegli una data sul calendario e inizia a pianificare qualcosa di bello e positivo per il tuo futuro: un viaggio a New York col tuo compagno, ad esempio. E se non te lo puoi permettere, a maggior ragione dovresti pianificarlo. Perché la pianificazione è uno strumento potente per realizzare i propri sogni. “Se vuoi, puoi” non è un modo di dire casuale. Se hai un obiettivo e la volontà di realizzarlo, trovi anche una strategia per arrivarci. Il momento giusto non cade dal cielo. Il momento giusto arriva quando decidi di metterlo in agenda.

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