Lavoro da riorganizzare, libertà ridotta all’essenziale, bambini a casa, frustrazione generalizzata, difficoltà di trovare una modalità efficace (ma legale) per prendere fiato e sentirsi di nuovo vive e pronte a immaginarsi nel futuro. E stabilire i passi da fare per arrivarci al meglio.
Nella scorsa primavera la nostra relazione con il cibo è stata spesso condizionata dalla fame emotiva, dall’esigenza di trovare un aiuto per regolare le nostre emozioni intense e altalenanti, in bilico tra la sensazione di prigionia e un tempo dilatato da voler sfruttare al meglio. A distanza di un anno ho la sensazione che il controllo sia diventato l’alleato prediletto. Oggi la tendenza è più quella di trovare un modo per frenarsi, non lasciarsi andare, resistere alle voglie per rimediare ai chili presi o sentire di poter avere ancora un controllo su qualcosa. Mettere alla prova la propria volontà per sentire che possiamo ancora stabilire qualche regola personale e non sottostare unicamente a quelle che ci vengono imposte. Tenere duro, anche attraverso la resistenza alla fame e al bisogno di conforto e cioccolata.
Quanto ci metterà il controllo a renderci intolleranti e a rompere gli argini fino a riversare la nostra rabbia indomabile nel piatto? A quel punto non ci sarà conforto né piacere. Solo frustrazione e senso di vuoto. Forse i lievitati ci hanno fatto crescere qualche chilo in passato, ma in parte è anche merito loro se siamo usciti dal primo lockdown provati ma ancora con la speranza di ricominciare.
Se stare nel presente e sentire la vita nel qui e ora è la base per una connessione autentica con ciò che siamo e cosa vogliamo davvero, forse l’immobilismo nel quale siamo rinchiuse da troppo tempo ha come unica valvola di sfogo quella di proiettarci in avanti, con il rischio di mettere la propria esistenza in pausa e con essa l’ascolto di noi stesse.
Dove possiamo trovare oggi quella stessa forza? Quella fiducia che ci permette di accettare la stanchezza, l’apatia con la quale affrontiamo le giornate e la volontà di continuare a costruire una relazione efficace con noi stesse per ritornare ad essere presto delle priorità?
Francesca Zampone in una delle sue stories sull’account Instagram di Accademia della Felicità suggeriva di scrivere un diario della rabbia, per entrare in contatto con quest’emozione spesso trascurata che corrode dentro se non trova una via d’uscita. Io vorrei aggiungere a questa preziosa indicazione anche una lista del piacere.
Partire da ciò che ci piace per trovare cosa vogliamo, cosa ci nutre e ci conforta. Perché mai come in questo periodo ne abbiamo bisogno. Viviamo con l’illusione che basti volere qualcosa con grande determinazione per poterlo ottenere ma la quotidianità mette a dura prova le nostre forze e intenzioni.
Ma cos’è la volontà? È quella forza interiore che ci permette di compiere atti presi da una decisione autonoma.
In questa definizione è molto facile enfatizzare la parola forza, mentre vorrei concentrare la tua attenzione sul concetto di “decisione autonoma”.
Credo infatti che l’autonomia possa aiutarci a capire che stiamo davvero facendo ciò che vogliamo e spogliarlo da ciò che è consigliato, che sarebbe opportuno, che tutti dicono che sia giusto o anche solo da ciò di cui hai bisogno.
Quando perdi la connessione con te stessa e pensi a cosa hai bisogno è davvero facile ritrovarsi a decidere cosa dovresti fare e riattivare immediatamente il controllo che ti imprigiona e alimenta il senso di costrizione. Per il momento ricorda solo cosa ti piace e da questo scegli cosa vuoi regalarti.
Un momento di solitudine, una passeggiata (se pur breve), un pezzo musicale che sentivi a volume imbarazzante durante la tua adolescenza.
Vogliamo parlare di cibo?
Dimentica per un attimo cosa è opportuno scegliere, le regole della sana alimentazione o l’importanza delle proteine vegetali. Ma anche tutti i cibi che pensi di desiderare solo perché non ti senti legittimata a mangiarli quanto vorresti. Cosa prepareresti per una persona che ami in un momento di difficoltà, per farla sentire coccolata, compresa, amata e per regalarle un momento di pausa, di conforto, di sublime piacere? Potrebbe essere una torta ma anche la minestrina di spaghetti spezzati che ti facevano da piccola quando avevi la febbre.
Finché consideriamo la volontà come uno strumento di auto-tortura con cui infliggerci regole che non sono allineate ai nostri valori personali, non godiamo di quella autonomia che ci permette di essere liberi di scegliere una strada.
Possiamo lasciarci determinare da fattori esterni o dai nostri stessi condizionamenti; o andare avanti semplicemente per abitudine, mettendo il pilota automatico; oppure possiamo scoprire in noi stesse la facoltà di scegliere, di dirigere, di essere causa: e questa è la volontà.
Per essere spudoratamente pratiche, quello che ti suggerisco di fare è una cosa che mi stanno chiedendo in molte in questi giorni: il menù settimanale! Forse ti chiederai come si concilia un maggior bisogno di libertà con un programma dettagliato su cosa mangiare durante tutta la settimana. Te lo spiego subito.
- Prima di tutto ti aiuta a risparmiare tempo: quello che dedichi a scegliere, decidere, fare la spesa.
- Ti permette di concentrarti sulla scelta di ciò che vuoi inserire e di soffermarti su quello che ti piace.
- È utile ma non vincolante: una volta che hai la tua pianificazione attaccata al frigorifero sai esattamente cosa ti serve comprare ma nulla ti vieta di cambiare idea perché scopri di aver voglia di qualcos’altro!
Il controllo che credi di dover esercitare su quello che mangi per sentirti attiva e padrona delle tue scelte può essere declinato sull’organizzazione, così da tenere libero il piacere del gusto e quella giusta dose di conforto che è naturale e consigliabile prendere anche dal cibo.
Coach specializzata nell’Emotional eating, aiuto le donne a raggiungere il giusto atteggiamento mentale per guardare alla vita, al cibo, al proprio corpo con rispetto, gusto e fiducia, a liberarsi dal peso di pensieri continui su quello che si dovrebbe o meno mangiare, per ritrovare il piacere del gusto del cibo. Questo permette di migliorare la qualità della propria vita e di conseguenza anche la propria immagine. Prima di diventare coach, una Laurea in Scienze dell’educazione, l’incontro con il Counseling e la successiva specializzazione in Counseling Cibo e Salute. Un Master su Trattamento integrato multidisciplinare dei disturbi dell’alimentazione e della nutrizione.