Mostrare la propria autenticità

Per lavoro ho sempre fatto molta vita mondana, partecipando a feste, eventi, inaugurazioni e convention. Sono tutte situazioni in cui bisogna essere brillanti, avere la battuta pronta, saper interagire con nonchalance e molta sicurezza di sé. Se ricopri un ruolo di leadership, in particolare, devi mettere da parte la timidezza e mostrarti sempre al top, dando un’immagine di te vincente e rassicurante. Per alcuni anni ho fatto fatica a conciliare la Francesca delle occasioni pubbliche con la Francesca della dimensione privata. E benché sapessi che sdoppiarmi era un modo per proteggere la mia sfera intima, ciò non voleva dire che non fosse impegnativo mantenere separati questi due aspetti, come se fossi davvero due persone diverse. Non dire mai apertamente ciò che pensavo, filtrare i discorsi, soppesare le opinioni era un lavoro che mi appesantiva, perché sentivo di non esprimere la parte più vera e profonda di me. Col tempo ho imparato i compromessi, ho capito come ricucire quel divario interiore che sentivo incolmabile e oggi sono sempre me stessa, in qualunque occasione. Scelgo ogni volta quale parte – del tutto autentica – mostrare.

L’autenticità e l’immagine che diamo di noi

Il tema dell’autenticità è molto sentito, soprattutto nella nostra epoca dominata dai social network e dai rapporti virtuali, che hanno acquisito lo stesso peso di quelli tradizionali. Vorremmo avere la certezza che il nostro vero Io fosse visto, capito, amato così com’è. Vorremmo conoscere chi ci sta accanto – o chi è al di là del display – e, allo stesso tempo, farci conoscere. Anche se ci proviamo, è difficile ascoltare e raccontarci. È più facile nasconderci dietro un’immagine profilo sorridente, dietro uno status su Facebook o una foto patinata su Instagram. E, per quanto sappiamo che un post e una foto sono racconti parziali e circostanziati, che non possono rappresentare completamente il nostro modo di essere, non riusciamo a resistere alla tentazione di provare a mostrarci perfette, pur sapendo di non esserlo. Persino quando ci mostriamo imperfette “ad arte” stiamo applicando un filtro, stiamo indossando una maschera. Tutti indossiamo maschere, non solo online ma anche quando andiamo dal panettiere. È un espediente necessario a mantenere ben netti i nostri confini. Il problema nasce quando indossiamo una maschera sempre, perché non sappiamo rispondere a una semplice domanda: io chi sono?

Rispondere alla domanda “chi sono io?”

Quando pensiamo all’autenticità, al nostro vero Io, la domanda da cui partire è sempre quella: chi sono io? Per rispondere a questo interrogativo, dovremmo smettere di muoverci nel mondo, dovremmo invece rallentare e metterci in ascolto. La nostra anima, il nostro cuore, il nostro spirito conoscono la risposta. Ma noi non li ascoltiamo. Preferiamo andare fuori di noi, in cerca di un indizio, di un segnale, di un atteggiamento e persino di un’altra persona in cui riconoscerci. Non è facile portare alla luce la nostra vera essenza, soprattutto perché crediamo di doverci mettere in viaggio per costruirne una. La spinta alla conoscenza, alla ricerca parte dalla nostra “casa” interiore, eppure per trovare noi stesse e rispondere alla domanda, andiamo fuori. Il nostro compito è disvelare la nostra essenza, che è sempre stata lì, dentro di noi. Ma non ce ne rendiamo conto, forse perché sappiamo che non sempre la risposta ci piacerà. O forse perché spesso non sappiamo cosa ci facciamo oggi, in questo posto, in questo ruolo quando fino a ieri ci era perfettamente chiaro. E questo ci fa sentire smarrite.

I filtri e lo sguardo degli altri

Spesso siamo rotte, mettiamo insieme pezzi di noi e ci troviamo con delle parti mancanti, andate irrimediabilmente in frantumi. A volte ci sentiamo piccole, vulnerabili, impaurite e non vogliamo che gli altri – il mondo fuori dalla nostra realtà quotidiana e domestica – vedano le nostre mancanze, le nostre debolezze. È allora che applichiamo i filtri, che edulcoriamo la nostra immagine sociale, che ci nascondiamo dietro le foto dai colori pastello o brillanti delle nostre cucine fintamente in ordine, dei bambini che stanno seduti al tavolo in modo composto, di una romantica cena a lume di candela. Vorremmo che lo sguardo degli altri ci vedesse nella nostra aurea di perfezione irreale, senza correre il rischio di essere viste per quelle che siamo veramente e non essere accettate, non essere amate. Mostrare una versione verosimile di noi stesse, che somiglia alla nostra idea di come dovremmo essere, è più facile che mostrare il nostro Io Autentico.

Mostrarsi alle proprie condizioni

Ma tu sei fatta di sfumature, di sfaccettature diverse che ti rendono la donna che sei. Hai messo insieme i tuoi pezzi tante di quelle volte che la tua forza oltrepassa di gran lunga le tue debolezze. Questo non vuol dire che devi mostrarti senza schermi protettivi, non vuol dire che devi condividere tutto il tuo privato con le persone che conosci sui social network o con quelle che incontri per strada. Puoi scegliere ogni volta cosa mostrare, fino a che punto raccontare. E puoi farlo con sincerità, tirando fuori il tuo Io Autentico in ogni circostanza. Si parte sempre dalla definizione dei propri bisogni e dei propri confini. Quando sai chi sei, puoi fare le scelte – tutte le scelte – che sono giuste per te. Puoi uscire dal cono d’ombra della tua immagine filtrata e permetterti di essere libera di mostrare la tua essenza.

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