Quando la pigrizia è espressione di un malessere

Il termine pigrizia nell’epoca che stiamo vivendo, in cui i valori tradizionali sono stati completamente ribaltati, ha assunto un significato nuovo e più insidioso. Siamo abituate a riconoscere il nostro valore personale identificandolo con i traguardi raggiunti e con il duro lavoro. Etichettiamo come pigro qualunque aspetto minacci questa concezione di produttività legata al lavoro.

Non vorresti mai che qualcuno ti considerasse pigra

Dire a una persona che è pigra è un insulto. Se sei pigra vuol dire che non ti sforzi abbastanza, non fai abbastanza, non produci abbastanza e – cosa ancora peggiore – non hai ambizioni. Se non cerchi di raggiungere sempre il top, se non ti impegni per andare sempre oltre, sei senza dubbio pigra. Ogni volta che sei stanca, fai fatica a fermarti e a prenderti una pausa perché c’è una parte di te che, se lo farai, ti dirà con disapprovazione che sei pigra. E, così, finisci per soffrire di eccesso di stress, vai in burnout o aspetti che sia il tuo corpo a fermarti, prima di ritenere accettabile l’idea di fare una pausa. Viviamo in una società votata alla produttività. Pertanto, tutti gli aspetti che si allontano da tale scopo, che non sono produttivi, vengono considerati in modo negativo.

Spesso la pigrizia è la reazione a un malessere

Se è vero che siamo intrise di senso del dovere, è alquanto improbabile che ci abbandoniamo alla pigrizia. Nella maggior parte dei casi, se evitiamo di fare le cose, quell’inattività nasconde un malessere o un senso di disagio.

Ci sono 3 forme di apparente pigrizia da monitorare con attenzione:

  1. L’indolenza (e l’iperattività). La classica concezione della pigrizia come indolenza, così come il suo opposto – passare da un’attività all’altra senza mai fermarsi – indica la ricerca dell’oblio, di una vita senza sofferenze, di un rifugio dalle difficoltà. La pigrizia, in questo caso, è il desiderio di prendersi una pausa da se stesse e dalla propria esistenza quotidiana.
  2. La perdita di senso. Può capitare che, a un certo punto della vita, perdi il tuo perché. Ti convinci che non sei all’altezza, che così come sei non vai bene. Allora provi a prenderti qualche giorno libero e ad andare in vacanza, impari a meditare, approfondisci insegnamenti spirituali, studi per formarti una visione politica e filosofica. Poi ti rendi conto che tutto quello che hai fatto non è bastato a farti sentire all’altezza. E ti fermi. Non vuoi più muoverti. Se potessi, dormiresti per un anno. La pigrizia, in questo caso, è un indicatore della mancanza di senso della tua vita. Non sei pigra, sei paralizzata dal vuoto interiore che senti.
  3. La pigrizia cinica. Sei colpita da pigrizia cinica quando nulla ha importanza, quando di fronte alle cose che ti capitano, fai spallucce e pensi che non ti riguardano o che, qualunque cosa accada, per te non fa alcuna differenza. Ti senti, allo stesso tempo, pigra e miserabile nei confronti del mondo, delle persone, perfino di te stessa. La tua apparente pigrizia nasconde un senso di inadeguatezza. Ti sembra di aver sbagliato tutto e che il tuo errore sia irrimediabile. Per questo motivo, vivere in modo attivo smette di essere importante e fare o non fare le cose non fa più differenza.

Cosa fare se stai attraversando una forma di pigrizia

Se ti riconosci in una di queste forme di apparente pigrizia, ti invito a non abbandonarti al senso di disagio e allo sconforto che esse sottendono. Qual è la soluzione? Prenditi del tempo per entrare in contatto con il tuo malessere. C’è un’istanza dentro di te che ti sta chiedendo ascolto, che richiede che tu sia presente a te stessa al 100%. Quando ti accorgi di essere poco attiva e tutt’altro che volitiva, e quindi ti concedi questi momenti di inattività, la reazione istintiva è quella di giudicarti. Ma ti assicuro che il giudizio in circostanze come queste serve solo a peggiorare le cose. Piuttosto, indaga ciò che ti sta accadendo con un genuino spirito di curiosità. Vai alla scoperta del tuo malessere, delle sue cause, delle sue origini. Anziché biasimarti, chiediti cosa si cela sotto la difficoltà che hai di andare avanti – o di fermarti, se sei preda dell’iperattività. Impara a prendere confidenza con il senso di disagio. Scava sotto la facile etichetta di pigrizia. Impara a dare alle cose il loro vero nome. Cosa ti spinge a scappare dalla tua vita? Perché non riesci più a trovare il senso nelle tue giornate? Cosa ti fa cadere nel disincanto? Fai tutto ciò che è in tuo potere per andare a fondo della sofferenza che stai provando.

Quasi certamente troverai un bisogno che non riesci a confessare a te stessa. Ma non evitare la domanda, abbi il coraggio di chiederti: di cosa ho davvero bisogno? La risposta potrebbe tardare ad arrivare ma tu non smettere di continuare a porti quella domanda. E quando finalmente ti sembrerà di scorgere una risposta possibile e attendibile, fai un’azione concreta per andare incontro al tuo reale bisogno.

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