Un gesto di gentilezza ci salverà

Negli ultimi anni vado sempre meno volentieri in giro per negozi. Un tempo era un’attività che mi distraeva, mi alleggeriva i pensieri, ora invece provo un certo fastidio quando, entrando in un negozio, mi imbatto nella scortesia delle commesse e dei commessi. Non credo che sia un fenomeno che riguarda solo Milano, che si trasforma sempre più in una metropoli assediata dai franchising. In generale, riscontro una mancanza di gentilezza che non solo va contro ogni buon senso, trattandosi di attività di vendita, ma che è anche svilente dal punto di vista dell’interazione personale. Ho ovviato a questo senso di fastidio scegliendo sempre meno i big stores e optando per delle realtà di vendita più piccole e realmente attente alle esigenze del cliente.

Continuo però a vedere mancanza di gentilezza ovunque: sui mezzi pubblici è sempre più raro trovare una persona che ceda il posto a un anziano. E non parliamo dei social network: Facebook, in particolare, è diventato il luogo delle aggressioni verbali ingiustificate. Del resto, lo schermo del pc o dello smartphone garantisce l’anonimato e favorisce gli insulti gratuiti. Ricordo che da piccola mi è stato insegnato a dire grazie, prego, per favore: le parole magiche della buona educazione. Certo, la gentilezza non è far sfoggio di buone maniere, ma in quell’insegnamento venivano trasmessi dei valori che faccio fatica a ritrovare nel mondo che mi circonda.

Di contro, invece, sta prendendo sempre più piede un movimento opposto che ha fatto della pratica degli atti di gentilezza a casaccio il proprio baluardo. Esistono delle associazioni che in modo ciclico e organizzato promuovono azioni di altruismo e gentilezza. Basti pensare ai caffè sospesi o ai “free hugs” o ancora a tutte le forme di volontariato. È un trend che sta crescendo di pari passo al dilagare della maleducazione. La gentilezza organizzata è una reazione al senso di impotenza che molte persone provano nei confronti della realtà. In questo modo, esse sentono di poter dare un contributo concreto, nel loro piccolo, per rendere il mondo un posto migliore. Il limite di questi movimenti è che spesso non c’è interazione tra chi compie la gentilezza e chi la riceve, lasciandola circoscritta a un’intenzione ideale, benché manifestata nella compiutezza di un atto concreto.

La gentilezza si manifesta nel trattare con gli altri ma non è solo un atto di umanità nei confronti del prossimo. È un gesto che rivela attenzione all’altro, che ci porta fuori dalla chiusa realtà del nostro microcosmo per protenderci all’esterno, alla ricerca di un contatto reale, per quanto fugace, con una persona diversa da noi. I gesti di gentilezza non hanno bisogno di essere eclatanti anzi, spesso sono quelli più semplici che restituiscono di più, in termini di benessere e soddisfazione. A volte basterebbe solo tenere a mente un’unica regola: tratta gli altri come vorresti essere trattata tu. Essere amabili e amichevoli risulterebbe più naturale, e scortesia e supponenza lascerebbero il posto a comportamenti più edificanti per la natura umana.

La gentilezza non è solo un segno di civiltà ma fa bene a molti aspetti della persona. Ecco alcuni motivi per cui ci conviene coltivare la gentilezza:

  1. La gentilezza fa bene alla salute. Da un punto di vista biochimico, la sensazione di benessere che proviamo quando compiamo un gesto altruistico dipende dal nostro cervello, che rilascia la dopamina, il cosiddetto ormone della felicità. Inoltre, va in circolo un altro ormone, l’ossitocina, che espande i vasi sanguigni e abbassa i livelli di stress, con effetti benefici sul cuore. L’ossitocina ha anche il merito di ridurre il numero di radicali liberi, uno dei fattori che causano l’invecchiamento cellulare.
  2. La gentilezza migliora le relazioni interpersonali. La distanza emotiva tra le persone si riduce e ci sentiamo in connessione con gli altri. Siamo più aperte al dialogo e più predisposte allo scambio. Abbassiamo le difese e facciamo cadere le nostre barriere, favorendo in tal modo l’empatia e l’immedesimazione con l’altro.
  3. La gentilezza è contagiosa. Se sei convinta che la rivoluzione nasca sempre dal singolo, la gentilezza è un buon modo di propagare l’effetto-domino. Spesso, infatti, chi riceve un gesto gentile sarà a sua volta portato a compierne un altro nei confronti di persone diverse, in un circolo virtuoso perpetuo.
  4. La gentilezza porta energia e voglia di fare. Essere gentili provoca la sensazione di avere uno scopo nella vita. Favorisce lo sviluppo di un atteggiamento resiliente nei confronti delle avversità. Purché la gentilezza diventi un’attitudine abituale e non sia solo un gesto sporadico e casuale.
  5. La gentilezza ti fa sentire a tuo agio quando devi chiedere aiuto. Se tu per prima sei gentile con gli altri, inizi a considerare la gentilezza come una qualità potenzialmente insita in tutti gli esseri umani. Quindi, quando hai bisogno di aiuto, ti sarà più semplice confidare nella predisposizione benevola delle persone a cui chiederai.

So bene che non viviamo nel paese delle meraviglie e che la scortesia e la maleducazione sono all’ordine del giorno. Ma possiamo scegliere di essere persone migliori di quelle che ci fanno uno sgarbo. Il più delle volte le persone che si comportano male stanno solo manifestando un loro malessere. Anche se questo non le giustifica, possiamo scegliere di muoverci sul terreno comune dell’umanità. Rispondere alla scortesia con la scortesia fa male più a noi che alla persona a cui quel gesto è rivolto. Perché, alla fine, si tratta sempre di decidere che tipo di persone vogliamo essere e su quali valori vogliamo basare la nostra vita. Saremo noi a dover continuare a vivere con il peso delle nostre azioni. Possiamo sempre decidere di esprimere il nostro disaccordo o di reagire a un gesto sgarbato in un modo che faccia la differenza, in un modo tale da poter continuare a essere fiere di noi stesse, così da essere di ispirazione anche per gli altri.

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